Sintomi

DOLORE ALL’ADDOME, PRIMO SINTOMO

Nelle forme più lievi di pancreatite sono sufficienti poche ore di digiuno ed una dieta leggera.
Nelle forme gravi serve il riposo intestinale completo.

Nella maggior parte dei casi la pancreatite acuta è lieve e si autorisolve. Solo nel caso della pancreatite necrotizzan­te la prognosi è molto negati­va. Complessivamente, com­prendendo i casi di pancreati­te lieve e di pancreatite necro­tico emorragica, la mortalità è del 5-17%.

Il paziente con dolore addo­minale improvviso e intenso, quando si sospetta una pan­creatite acuta, deve essere sot­toposto ad alcuni esami ur­genti che possono orientare verso una forma lieve o grave di malattia. Tra gli esami i più specifici sono il dosaggio di amilasi e/o lipasi nel san­gue: questi enzimi per essere significativi devono risultare almeno 3 volte superiori al li­mite massimo del range. Il padro diagnostico va com­pletato con una ecografia ad­dominale. Nei casi dubbi è ne­cessario ricorrere a una TAC addominale,

11 trattamento della pan­creatite acuta prevede il rico­vero ospedaliero, general­mente in un reparto medico. Nelle forme più lievi sono suf­ficienti poche ore di digiuno e a seguire una dieta leggera. Nelle forme gravi è necessa­rio il riposo intestinale com­pleto, con digiuno e nutrizio­ne per via endovenosa. Inol­tre sano spesso necessari i far­maci analgesici mentre gli an­tibiotici sono riservati alle pancreatiti gravi con sovrain­fezi on e batterica.

CALCOLI BILIARI.

Nella pan­creatite da calcoli biliari è ne­cessaria la rimozione della co­lecisti (colecistectomia) se possibile per via laparoscopi­ca. Se invece il calcolo è mi­grato fuori dalla colecisti e ostruisce lo sbocco in duode­no è indicata la ERCP, esame endoscopico eseguito con una sonda flessibile recante al suo termine una piccolissi­ma lama. Questa viene intro­dotta nel cavo orale e sospin­ta fino alla zona ostruita dove viene praticato, manovrando dall’esterno, un piccolo ta­glio che consente l’asportazio­ne deI calcolo stesso.

Un intervento chirurgico addominale è indicato solo nelle forme gravi.

IL SINTOMO PRINCIPALE.

Nelle fasi iniziali, come detto, il sin­tomo principale è il dolore ri­corrente poco localizzato nel­la sede di origine ma diffuso all’addome.

Paradossalmente più il tem­po passa e più regredisce la sintomatologia dolorosa, di pari passo con l’involuzione fibrotica dell’organo. Nelle fa­si iniziali di malattia solo l’a­namnesi e la clinica possono orientare verso una corretta diagnosi.
Gli esami per imma­gini, infatti, non sono suffi­cienti a chiarire la diagnosi e sono utili solo a escludere la presenza di altre patologie co­me ad esempio il tumore pan­creatico. E il dolore rimane anche l’unico sintomo per molti anni (10-15) fin quan­do la maggior parte del tessu­to pancreatico viene distrut­to e comincia a manifestarsi l’insufficienza esocrina.
Fondamentale nella gestio­ne del paziente in questa fase è il dosaggio dell’elastasi feca­le, enzima che si mantiene stabile durante il passaggio nel tratto intestinale e la sua concentrazione può essere misurata nelle feci con un me­todo semplice.

Nell’insufficienza pancreati­ca si evidenzia anche un defi­cit di vitamine liposolubili (A, D, E, K), colesterolo, tri­gliceridi, vitamina B12, albu­mina e altri micronutrienti quali zinco, magnesio. calcio, acido folico e tiamina.

La ca­renza multivitaminica può comportare deficit visivo, problemi neurologici ma so­prattutto osteoporosi. Quin­di nella gestione diagnostica della pancreatite cronica occorre anche eseguire una densitometria ossea.

QUANDO É IN FASE AVANZA­TA.

Nella pancreatite cronica in fase avanzata, la compres­sione delle vie biliari può pro­vocare ittero con conseguen­ti colorito giallo della cute, urine scure e feci biancastre. È indicata anche l’esecuzione di una TAC addominale o di una Risonanza Magnetica dell’addome, indagini che possono confermare la pre­senza di calcificazioni pancreatiche prodotte dalla diffi­coltà di secrezione del succo pancreatico, o evidenziare una dilatazione dei dotti pan­creatici o la presenza di calco­li nelle vie biliari.

Inoltre i pazienti con pan­creatite cronica sono esposti a un rischio aumentato (2,4% rispetto alla popolazio­ne sana) di sviluppare il can­cro del pancreas.